CASTELLO DELLA RANCIA A TOLENTINO
ACCESSIBILITA'
Nel castello si arriva alla corte interna ed alle sale che ospitano il museo archeologico e le mostre temporanee. Il resto della costruzione ha delle scale anche piuttosto ripide.
I bagni si trovano sotto lo scalone del cortile.
COSA C'E' DA VEDERE
L'attuale edificio venne costruito tra il 1353 ed il 1357, attorno al mastio che è invece più antico. Nei progetti di Rodolfo Varano la costruzione doveva servire sia come magazzino di prodotti agricoli sia come posto di controllo sulla strada che portava a Roma. L'edificio, trovandosi vicino al fiume Chienti e in una zona pianeggiante, disponeva di un fossato per migliorare la difesa ed in origine il ponte che conduceva all'ingresso non era in muratura, ma era un ponte levatoio. Il mastio non sorge al centro del cortile, ma funge anche da torre angolare sopra l'ingresso.
Complice la sua posizione strategica, nel corso dei secoli il castello è stato testimone di numerose battaglie; l'ultima delle quali, ricostruita in questo plastico, venne combattuta nel 1815 tra l'esercito di Gioacchino Murat, Re di Napoli e cognato di Napoleone, e le truppe austriache al comando del Barone Federico Bianchi. Le cose in un primo momento si misero male per gli austriaci, finché Murat non ricevette un dispaccio sbagliato che lo portò a commettere un grave errore tattico, trasformando quella che sembrava essere una vittoria in una vera e propria disfatta.
Il Museo Civico Archeologico "A. G. Silverj" custodisce i reperti trovati in zona. Si parte da ciò che resta di un accampamento mesolitico con la ricostruzione di alcune frecce. Vedete che non hanno un unica punta in cima, ma la parte finale dell'asta è accompagnata da tanti triangolini in selce, che si chiamano barbigli, a che cosa servivano? Principalmente a due funzioni: fare in modo che la freccia una volta penetrata nella carne dell'animale non si staccasse accidentalmente (in modo da poterla poi recuperare), poi abbattere all'istante ed in un sol colpo un animale di grossa taglia, come ad esempio un cervo, non è così semplice, penetrando nella carne questi barbigli producevano più danni di una singola punta, rendendo letale anche un colpo un po' impreciso.
Passando a tempi più recenti sono stati trovate numerose tombe che risalgono tra l'VIII ed il IV sec. a.C., in una di esse spiccava questa ansa in bronzo con la figura cosiddetta del "signore dei cavalli", tipica dei popoli celtici che abitavano questi luoghi. Questa rappresentazione è stata chiamata così perché rappresenta una figura maschile con ai lati appunto due cavalli. A volte invece sono presenti altri animali; in tutti i casi si tratta probabilmente di una figura mitologica che aveva a che fare con la caccia e che dominava sul mondo degli animali selvatici, proteggendo anche gli uomini.
Infine tra i reperti romani spicca questa statua che si pensa rappresenti Giulia, figlia dell'imperatore Tito, che è stata ritrovata in località S. Egidio. Cosa ci faceva lì? Be' probabilmente propaganda. In un'epoca senza foto, televisione e social media, come faceva la famiglia imperiale a mostrare il proprio potere alla gente? Tramite monete e piazzando dei ritratti dei propri membri spesso nei centri delle città; se un imperatore faceva ad esempio costruire o ingrandire un tempio o un edificio pubblico quasi sicuramente ci faceva mettere anche una sua statua e quelle di alcuni familiari, per ricordare a tutti chi aveva donato il monumento alla città.





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