MUSEO VITTORINO CAZZETTA A SELVA DI CADORE

ACCESSIBILITA'

Il museo in sé è accessibile, l'unico inconveniente è che si trova su una strada molto in pendenza e non c'è posto per parcheggiare vicino. 

Il bagno disabili c'è. 

COSA C'E' DA VEDERE

Il museo è dedicato a Vittorino Cazzetta, un paleontologo e studioso autodidatta che ha fatto numerose scoperte in zona. Come vi avevo già accennato le Dolomiti al tempo dei dinosauri erano in fondo al mare o costituivano lagune poco profonde, ecco quindi un calco delle prime impronte di dinosauro scoperte in Italia, lasciate nel fango da alcuni sauropodi (i dinosauri dal collo lungo per intenderci) e da dei dinosauri bipedi più piccoli. 

Sono riemersi anche fossili di dinosauri interi, come questo ittiosauro, vissuto nel Cretacico superiore; sebbene si tratti di un rettile, questo animale che da vivo doveva raggiungere i 6m, aveva un aspetto e un'alimentazione simili a quelli di un delfino. 

Si passa poi al Mesolitico ed in particolare al sito di Mondeval de Sora, dove sono stati ritrovati i resti di un accampamento provvisorio; gli esseri umani allora erano cacciatori-raccoglitori e si spostavano in continuazione al seguito degli animali. Questa è la ricostruzione delle capanne: una struttura di pali di legno coperti di pelle ed appoggiata ad una parete di roccia, al cui interno si accendeva il fuoco e si praticavano varie attività come la produzione di utensili ed armi e la preparazione del cibo. 

Il ritrovamento più importante del museo è però l'Uomo di Mondeval, ovvero la sepoltura di un cacciatore-raccoglitore vissuto 8000 anni fa, nel Mesolitico, ritrovata completamente intatta. Il corpo era probabilmente avvolto in un sudario di pelle, perché sono stati ritrovati alcuni punteruoli in selce che probabilmente erano serviti per chiuderlo. L'uomo era accompagnato da un corredo eccezionalmente ricco per l'epoca, composto da addirittura sessanta oggetti, cosa che potrebbe suggerire che questa persona godesse di una certa considerazione all'interno del suo gruppo. 

I due oggetti a destra sono i punteruoli di cui vi ho parlato, gli altri tre si trovavano sulle spalle e dietro la testa dell'uomo, sono lame in selce gialla che probabilmente avevano un ruolo simbolico all'interno del rituale funebre, anche se non ci è dato sapere quale. 

Uno degli oggetti dalla fattura più accurata è questo arpione in corno di cervo, che poteva probabilmente essere usato in due modi, come una punta di lancia per la selvaggina e come arpione da pesca, in questo caso veniva probabilmente montato su un'asta ed assicurato con una cordicella in modo che se si fosse staccato una volta colpito il pesce fosse poi possibile recuperarlo. 

Arriviamo poi all'epoca prima dell'arrivo dei romani, quando questa zona era abitata dalla popolazione celtica dei veneti. La Stele del Monte Pore è un cippo in pietra che riporta due rarissime iscrizioni nella lingua dei veneti, probabilmente si tratta di un cippo funerario o di un cippo che segnava il confine tra il territorio dei veneti e quello di altri popoli. Ad ogni modo è straordinaria perché come molti popoli dell'Italia preromana, i veneti ci hanno lasciato pochissimi documenti scritti.

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