SCULTURE DEL MUSEO NAZIONALE ROMANO DI PALAZZO MASSIMO A ROMA
ACCESSIBILITA'
Il museo è completamente accessibile.
I bagni disabili erano puliti.
COSA C'E' DA VEDERE
Cominciamo con due statue di bronzo, la prima delle quali è il famoso Pugilatore in riposo, salvatosi dalla fusione nello stesso modo della Vittoria di Brescia: era nascosto nell'intercapedine tra due muri. Questa statua rappresenta appunto un pugile che tira fiato subito dopo un incontro di pugilato, indossa ancora i guantoni che si usavano all'epoca e che hanno fatto venire i brividi a mia madre, effettivamente sembrano più dei tirapugni. A riprova del fatto che in antichità negli incontri di pugilato ci si facesse male è anche il volto di quest'uomo, ha il naso rotto e delle ferite da cui si vede colare il sangue. Ma come si fa a mostrare il sangue su una statua di bronzo? Dipingendolo? No, di solito inserendo nella statua delle parti in metalli diversi, che hanno un colore leggermente diverso; per il sangue ad esempio si poteva usare il rame.
Questa statua di Dioniso ve la mostro perché conserva anche una parte degli occhi realizzati in pietra. La parte bianca è in calcare, mentre le pupille, mancanti, erano probabilmente composte da pietra dura. Anche in questo caso la statua ha inserti in rame, per sottolineare le labbra ed i capezzoli, e in argento per ornare la corona. Ma a proposito di colori qual era il colore originale delle statue in bronzo? Ci avete mai pensato? Non certo questo verdastro dovuto all'ossidazione; visto che siamo in periodo di olimpiadi, pensate alle medaglie di bronzo, quello era il colore in cui gli antichi hanno conosciuto questi capolavori, che spesso venivano anche lucidati con olio.
Come al solito però la maggior parte delle statue del museo sono in marmo. Questa rappresenta Augusto nelle vesti di Pontefice Massimo, lo si capisce dal fatto che abbia il capo velato da un lembo della toga. La religione romana non prevedeva un clero come lo intendiamo noi, erano eminenti cittadini, spesso anziani o comunque in età matura, ad officiare le cerimonie religiose pubbliche; gli stessi cittadini che potevano comunque continuare con una vita normale (le vestali erano un'eccezione). Augusto, come Cesare prima di lui e gli altri imperatori dopo, si fa nominare Pontefice Massimo per controllare la religione romana ed ovviamente consolidare il proprio potere.
Questa statua di Minerva oltre a conservare i colori originali (anche se il volto è stato ricostruito) stupisce per le sue dimensioni, da seduta è alta più di una persona in piedi, mentre di solito le statue sono a grandezza naturale o poco più. Questo ha fatto pensare che fosse la statua di culto di un tempio, che di solito invece erano più grandi del vero.
In una sala troviamo diversi ritratti di aurighi provenienti dal Tempio di Ercole, questo risale all'epoca di Nerone. Qui l'auriga si è fatto rappresentare in età matura, probabilmente alla fine della sua carriera ha voluto ringraziare Ercole di essere ancora vivo, probabilmente anche ricco, ma soprattutto vivo. Durante le corse infatti non era raro che i concorrenti si urtassero anche volontariamente ed i carri finissero per rovesciarsi. A quel punto per l'auriga si metteva male, avendo le redini fissate alla cintura e quindi che gli passavano intorno alla vita, se i cavalli continuavano a correre il povero auriga poteva essere trascinato sulla pista per decine di metri; per questo portava sempre un pugnale infilato nella cintura, per tagliare le redini in caso di caduta; operazione che comunque non era per nulla facile. Purtroppo però, anche ammettendo di riuscire a tagliare le redini o che queste si spezzassero i pericoli non erano mica finiti, gli altri aurighi che correvano, spesso e volentieri pur di vincere non rallentavano o deviavano per non travolgere un avversario a terra, il regolamento non prevedeva alcuna punizione per un auriga che avesse lasciato che i suoi cavalli ed il suo carro calpestassero un uomo che non era riuscito a spostarsi dalla pista in tempo. A questo punto si capisce perché a fine carriera molti aurighi volessero ringraziare Ercole per averli protetti!
Infine un sarcofago veramente mozzafiato. Non è un unicum, anche se questi sarcofagi con scene di battaglia sono comunque molto rari, probabilmente anche perché pochi potevano permetterseli. Il cavaliere al centro non ha il volto scolpito proprio perché avrebbe dovuto essere rifinito con i tratti somatici del defunto, cosa che evidentemente non è stata fatta, magari per la fretta. La scena di battaglia rappresenta uno scontro tra la cavalleria romana e dei barbari non meglio identificati, con i romani che ovviamente stanno vincendo. Il chiaroscuro e le figure così in rilievo sono stati scolpiti non tanto con uno scalpello, quanto con un uso veramente magistrale del trapano (manuale ovviamente, lo avevano inventato già gli uomini primitivi). Ad ogni modo ottenere una scena del genere senza far staccare qualche pezzo mostra l'altissimo livello degli scultori antichi.






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