MUSEO DEL PO A REVERE
ACCESSIBILITA'
Il museo è accessibile, c'è soltanto un piccolo scalino all'ingresso ed un altro sulla porta che conduce all'ascensore.
Il bagno disabili era pulito.
COSA C'E' DA VEDERE
Il museo è ospitato all'interno del Palazzo Ducale di Revere. Nato come fortezza nel 1123, venne trasformato in residenza signorile dall'architetto Luca Fancelli su commissione di Ludovico II Gonzaga.
L'edificio originale doveva essere decorato anche all'esterno; lo sappiamo da questo muro qui che in origine era esterno, ma durante dei lavori di ampliamento si è ritrovato all'interno di una stanza. Per questo il fregio medioevale si è salvato. Nelle stanze interne troverete altre tracce di affreschi purtroppo estremamente rovinate. Quando la famiglia Gonzaga si estinse nel '700 il Ducato di Mantova passò in mano agli Asburgo, che trasformarono il castello in una caserma; il secondo ed il terzo piano vennero ricavati tagliando in due i saloni di rappresentanza e gli affreschi col tempo andarono in gran parte distrutti.
Il museo racconta la storia del territorio dalla preistoria a pochi decenni fa. Qui scopriamo come si macinavano i cereali durante la preistoria, bastavano due pietre una piatta su cui poggiare i semi e una comoda da impugnare per schiacciarli. Qui però posso raccontarvi un piccolo retroscena, a volte studi sui denti di uomini antichi (tra cui anche la mummia di Otzi) hanno evidenziato la presenza di microscopici danni nello smalto a causa dei frammenti di pietra che finivano nel pane. Il motivo per cui ci finivano è molto semplice: sfregando due pietre come queste per ottenere la farina, a meno ché non si trattasse di rocce incredibilmente dure, inevitabilmente oltre a macinare i cereali si finiva per staccare anche piccolissime parti delle pietre stesse. La farina veniva poi setacciata prima di impastare il pane, ma era impossibile togliere ogni frammento con i setacci disponibili allora; risultava quindi inevitabile che qualche minuscolo pezzo di pietra rimanesse nella pagnotta, finendo a lungo andare per lasciare segni sullo smalto dei denti.
Una sala espone numerosi animali impagliati che compongono le specie autoctone del territorio, qui abbiamo ovviamente una famiglia di ricci, ma ci sono anche moltissimi uccelli.
La vita e l'economia delle comunità che si sono insediate qui hanno sempre dipeso dal fiume Po. Questo modellino è un mulino natante. Somiglia vagamente ad un catamarano con il suo doppio scafo, ma non doveva navigare, veniva infatti ancorato alla riva. La corrente del fiume però muoveva le pale che erano in mezzo ai due scafi e che a loro volta azionavano vari meccanismi, da una macina per il grano, al mantice di una fucina fino ai grandi martelli delle cartiere.
Infine un'altra attività molto diffusa fino alla Seconda Guerra Mondiale era la caccia agli uccelli lungo il fiume. Prima che qualcuno si scandalizzi vi ricordo che era un'altra epoca: la gente era povera, si cacciava per mangiare, non per divertirsi. I volatili abbattuti o finivano sulle tavole dei cacciatori o venivano venduti alle famiglie benestanti, che poi comunque li mangiavano. Queste sono spingarde che venivano fissate su una barca e caricate con cartucce a pallini, in modo da abbattere più uccelli in un solo colpo. Bisognava poi scegliere con cura il punto da cui sparare e posizionare bene la barca non solo per l'ovvio motivo di colpire il bersaglio, ma soprattutto per la sicurezza della barca e dei suoi passeggeri. Lo sparo era infatti così potente da causare un rinculo di anche quindici metri! Provate ad immaginare cosa sarebbe successo se il timoniere avesse sistemato l'imbarcazione con la poppa puntata verso la riva del fiume...






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