GALLERIE D'ITALIA A MILANO
ACCESSIBILITA'
Il percorso è accessibile, bisogna soltanto chiedere agli addetti per usare i vari ascensori.
L'ingresso accessibile è dalla caffetteria.
Il bagno disabili c'è, ma non ha le maniglie posizionate molto bene a mio parere.
COSA C'E' DA VEDERE
Il percorso, oltre alla vecchia sede della Banca d'Italia, comprende vari altri palazzi signorili, uno dei quali appartenuto ad Alessandro Manzoni.
Effettivamente lo stile delle sale è molto eterogeneo si va dagli spazi pubblici della banca alle eleganti sale di un palazzo nobiliare decorate in stile neoclassico. Si tratta degli ambienti di Palazzo Anguissola Antonia Traversi, definito da Luigi Zucoli a metà Ottocento "la casa forse più ammirata di Milano".
In queste sale sono esposte opere della collezione della Banca d'Italia si parte dall'800 con due pesi massimi dell'arte italiana di quel periodo: Francesco Hayez ed Antonio Canova. Qui Hayez dipinge una scena dell'opera di Verdi I due Foscari, L'ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con suo padre, il doge Franceso Foscari. Il doge di Venezia Francesco Foscari deve obbedire alle leggi della città e mandare in esilio suo figlio Jacopo, falsamente accusato di duplice omicidio, malgrado le suppliche dei familiari e le proteste della nuora che proclama l'innocenza del marito. Canova invece si rifà come suo solito ad episodi del mito classico e qui è presente una serie di bassorilievi con vari episodi della Guerra di Troia e dell'Odissea. Qui vediamo la morte di Priamo, che viene ucciso da Pirro, figlio di Achille, davanti alle donne della sua famiglia. Tra l'altro qui si sta compiendo anche un vero e proprio sacrilegio, l'ultimo re di Troia viene trucidato proprio sui gradini di un altare. Questo episodio però non andatelo a cercare nell'Iliade, il poema si chiude infatti coi funerali di Ettore, ben prima della caduta di Troia. Sicuramente come stile Canova non si smentisce mai, guardate l'eleganza e anche la dolcezza di molte figure, malgrado la scena di battaglia.
Ci sono poi varie opere di artisti meno famosi. Il castello di questo Paesaggio nordico con montagne, dipinto da Julius Lange, a me ha ricordato tantissimo Neuschwanstein, il leggendario castello voluto da Ludwig II di Baviera. Considerando che il pittore è stato pittore di corte sotto i sovrani di Baviera Maximilian II e appunto Ludwig II non è improbabile che abbia realmente ritratto il famosissimo castello.
Arrivando al Novecento vi mostro invece Le Villi, di Bartolomeo Giuliano, in quest'opera ci avviciniamo decisamente all'Art Noveau (o Stile Liberty se preferite). Ma sapete chi sono le Villi? Sono delle creature leggendarie della mitologia slava, paragonabili alle ninfe greche, non è però una buona idea incontrarle, specialmente per un uomo. Sono infatti gli spiriti di giovani fanciulle morte prima delle nozze o di madri che hanno perso i loro figli ancora bambini per qualche ingiustizia; incapaci di trovare pace anche dopo la morte, si vendicano dei torti subiti cercando gli uomini che hanno tradito l'amore delle loro innamorate e costringendoli a danzare con loro tutta la notte fino ad ucciderli per sfinimento, gettandone poi i corpi in un lago.
LA MOSTRA
La mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo purtroppo si è appena conclusa. Raccontava principalmente l'arte in queste due città negli anni del dominio napoleonico.
Questo cavallo colossale è un bozzetto in gesso di Canova, dipinto per imitare il colore del bronzo, che ha avuto una storia piuttosto travagliata. Nel progetto originale doveva far parte di una statua equestre di Napoleone da collocarsi davanti al Castello Sforzesco, l'idea venne però abbandonata; a Canova venne poi commissionato un monumento simile per Napoli, che con la caduta di Napoleone divenne un monumento a Carlo III di Borbone, padre del re Ferdinando I, appena reinsediato sul trono. Infine Ferdinando I richiese un secondo monumento per sé, da mettere in coppia con quello del padre. Tutte queste statue non vennero in realtà mai ultimate, Canova aveva terminato solo i bozzetti a grandezza naturale quando morì.
Altre statue un po' più piccole mostrano invece quali fossero i soggetti preferiti dall'arte neoclassica, spesso ispirati a statue antiche come La Storia di Giacomo Spalla.
Infine una sala era dedicata alla cerimonia nella quale Napoleone si incoronò Re d'Italia, questo è il mantello di velluto che si era fatto realizzare per l'occasione. Proprio nel corso di questa cerimonia Napoleone mettendosi in testa la Corona Ferrea (con un piccolo incidente di percorso di cui parleremo in un prossimo post) pronunciò la famosa frase: "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca."








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