MUSEI CIVICI DI MONZA
ACCESSIBILITA'
Il museo è accessibile.
COSA C'E' DA VEDERE
Si parte con alcuni reperti archeologici, questo recipiente di bronzo è uno staio, ovvero un recipiente per misurare le granaglie. Poteva servire per far pagare delle tasse in natura ai contadini, oppure essendo stato di proprietà della congregazione di Carità il suo uso potrebbe essere stato l'esatto opposto, misurare la quantità di grano o cereali da donare alle famiglie povere. L'usanza di dare gratuitamente a determinate famiglie bisognose una certa quantità di grano ogni mese era in uso già nell'antica Roma, essendo il pane la base dell'alimentazione di fatto l'equivalente dei buoni pasto odierni.
Il museo è principalmente una pinacoteca con quadri che vanno dall'Ottocento ai giorni nostri. Questo dipinto di Giuseppe Molteni rappresenta la famosissima Monaca di Monza dei Promessi Sposi di Manzoni. Ovviamente è un ritratto di fantasia, la giovane principessina Gertrude del romanzo manzoniano non è mai esistita; tuttavia si ispira ad una vicenda reale e documentata, quella di Marianna de Leyva. Figlia di un conte, questa ragazzina venne costretta a prendere i voti a sedici anni con il nome di suor Virginia Maria. La giovane ebbe però tra il 1598 e il 1608 una relazione con il conte Paolo Osio dalla quale nacquero almeno due figli. Paolo Osio commise addirittura tre omicidi per coprire la tresca, ma alla fine i nodi vennero al pettine. Lui venne condannato a morte, ma fu ucciso prima dell'esecuzione. Lei venne invece condannata ad essere murata viva in una stanzetta con solo una feritoia per la consegna del cibo e lì rimase per ben quattordici anni, prima di essere graziata dal cardinale Federico Borromeo. Ovviamente la storia di Manzoni è una denuncia della pratica delle monacazioni forzate, ovvero del fatto che per evitare di disperdere il patrimonio familiare molti nobili mettevano in convento le figlie che le ragazze lo volessero o no per non dover pagare loro la dote.
Molti pittori della zona hanno ritratti la vita quotidiana ed i cambiamenti della loro epoca, ma la tela Libellule di Carlo Fossati si differenzia perché una comune scena con bambini viene trasferita in un ambiente che sembra quasi fiabesco.
Nel museo sono conservate anche numerose stampe del Novecento con varie vedute come questa Piazza Trento e Trieste di Anselmo Bucci.
Infine nella parte dedicata alla storia della città non poteva mancare un Ritratto di Umberto I opera di Gherardo Bianchi. Umberto I infatti abitò molto spesso a Monza alla Villa Reale con la consorte Margherita anche prima di salire al trono.





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