CAPPELLA DI ELLESIYA AL MUSEO EGIZIO DI TORINO
ACCESSIBILITA'
Alla cappella si accede da un ingresso differente, ma comunque senza barriere architettoniche.
I bagni sono gli stessi del museo.
COSA C'E' DA VEDERE
La cappella di Ellesiya è un piccolo tempio rupestre, che in origine si trovava in Nubia. Si tratta del più antico tempio rupestre costruito dagli egizi in Nubia e sulle sue pareti in origine si poteva vedere Tutmosi III che faceva offerte a varie divinità. In fondo invece si trovavano le statue sedute di Tutmosi III affiancato da due divinità. Ma come è arrivata qui? Quando venne costruita la diga di Assuan i templi di Abu Simbel non furono gli unici monumenti a rischiare di finire sott'acqua, questo tempio che si trovava poco distante rischiava di essere sommerso, venne però salvato e donato al Museo per ringraziare l'Italia di aver fornito una parte delle maestranze che smontarono e poi rimontarono i grandi templi di Abu Simbel.
Visto che ci siamo andiamo anche a dare un'altra sbirciatina alle sale del museo e troviamo un papiro che racconta il processo ai membri di una congiura ai danni del re Ramesse III. La cosa curiosa è che i nomi dei congiurati vengono riportati sbagliando volutamente per fare in modo che i loro nomi originari non vengano mai ricordati e da nessuna parte si parla espressamente dell'assassinio del faraone, perché per gli egizi scrivere qualunque cosa equivaleva a renderla reale dunque era impensabile scrivere espressamente "il re è stato ucciso" o "hanno tentato di assassinare il re". Al punto che da questo papiro non si riesce a capire se Ramesse III sia sopravvissuto o meno. Sappiamo però dalla sua mummia che Ramesse III venne senza alcun dubbio ucciso, ma non ci è dato sapere se il processo riportato qui si riferisca ad una congiura precedente o a quella che gli fu fatale.
Andando un po' a ritroso nella storia egizia arriviamo all'epoca del famigerato faraone Akhenaten, questi piccoli blocchi di pietra sono i resti della capitale che lui fondò in onore del dio Aten. Per erigere in fretta una città dal nulla gli egizi ricorsero ad un sistema ingegnoso: usare blocchi di pietra molto piccoli che si chiamano talatat e che misurano circa 50cm x 26cm x 24cm, fatti apposta per poter essere facilmente trasportati da un solo uomo. Tuttavia ciò che permise alla città di Amarna di spuntare letteralmente dal nulla nel giro di pochi anni, fu anche la sua rovina; così come era facile montare edifici usando questi blocchi, era facile smontarli! I successori di Akhenaton non solo abbandonarono la città, ma la fecero completamente demolire e reimpiegarono le talatat per costruire le fondamenta di altri edifici in giro per l'Egitto.
Tornando ancora più indietro fino al Medio Regno troviamo molti modellini in legno provenienti da tombe e che rappresentano non solo barche con rematori, ma a volte interi panifici o birrifici, a cosa servivano? Secondo le credenze egizie nell'aldilà questi modellini si sarebbero animati, dunque l'anima del proprietario della tomba avrebbe potuto continuare a navigare sul Nilo, mangiare e bere.
Sul tetto del museo è stato invece realizzato un giardino funerario, sul modello di quello scoperto a Dra' Abu el-Naga, nei pressi di Luxor. I piccoli pezzi di terra circondati da canalette servono a garantire un'irrigazione efficace in una regione molto arida. Viene chiamato il giardino funerario perché le piante coltivate qui venivano usate come offerte nel corso dei riti funebri.






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