MANUFATTI A ETRU. MUSEO NAZIONALE ETRUSCO DI VILLA GIULIA A ROMA

 ACCESSIBILITA' 

Al momento il museo e la villa sono in ristrutturazione, quindi c'è un po' di caos in alcuni passaggi. 

A parte le prime sale, il percorso museale è accessibile, ci sono però molti servoscala lungo la via e bisogna sperare che nessuno faccia le bizze. 

Per accedere alla sala di Apollo c'è uno scalino. 

Il bagno era abbastanza pulito.

COSA C'E' DA VEDERE



Un'arte in cui gli etruschi eccellevano era senza dubbio l'oreficeria. Nei periodi più antichi della loro civiltà andavano di moda gioielli veramente spropositati come dei pettorali a volte in oro massiccio. Poi con il tempo i gioielli sono diventati un po' più piccoli, nel museo una serie di gioielli antichi è messa a confronto con alcuni di fattura moderna che sono ispirati a quelli dell'antichità. 

Oltre a monili di vario genere le donne più ricche potevano decorare con applicazioni in oro anche le loro vesti, questi in particolare sono stati realizzati con la tecnica della filigrana. Ma in antichità queste decorazioni raffinatissime venivano realizzate ad occhio nudo? No, così come oggi gli orafi usano lenti d'ingrandimento allora si usavano delle pietre naturali traslucide (ad esempio dei pezzi di cristallo di rocca o pietre preziose come gli smeraldi) tagliate in modo da ingrandire i dettagli, sicuramente non le si può paragonare alle lenti moderne... ma sicuramente erano meglio di niente. 

Infine alcuni diademi avevano un uso particolare, questo ad esempio è una corona funeraria, veniva messa al defunto durante il funerale sia agli uomini che alle donne. Questa è in bronzo e terracotta e in origine era dorata, rappresenta delle foglie di mirto, le corone funerarie infatti avevano di solito la forma di piante connesse alle divinità degli inferi. Non è da escludere che anche la gente comune le mettesse sul capo dei propri defunti, ma se nel loro caso le foglie erano vere, si sono decomposte senza lasciare tracce. 

Passando ora ai vasi, il museo ne è pieno, ve ne mostro due veramente particolari. Questo piatto a vernice nera ha rappresentati un elefante seguito da un elefantino ed è stato probabilmente prodotto in Italia. Fa parte di una serie di cui sono stati ritrovati altri due esemplari creata probabilmente dopo la Battaglia di Benevento del 275 a.C. nella quale i romani affrontarono e sconfissero il re dell'Epiro, Pirro. L'Epiro è una regione che si trovava grossomodo nella zona del confine tra Albania e Grecia e la dinastia regnante aveva legami con la famiglia di Alessandro Magno ed è probabilmente grazie a questi legami che il re Pirro riuscì a procurarsi degli elefanti da guerra. Con la vittoria romana sappiamo che almeno otto elefanti vennero catturati e portati a Roma per sfilare nel trionfo del console Mario Curio Dentato ed è probabilmente questo il momento rappresentato sul piatto, per i contemporanei deve essersi trattato di una sfilata indimenticabile. 

Questo vaso a dir poco monumentale in origine era argentato ed è decorato con scene di lotta alle quali assistono eroi e divinità, intervallate da fanciulle che danzano e portano offerte. Tecnicamente si tratta di un'hydria, ovvero una brocca per attingere acqua, ma viste le dimensioni e la decorazione dubito che sia mai stato usato per scopi pratici, probabilmente veniva tenuto solo come oggetto d'arredo o aveva una funzione rituale. 

Passiamo ora ai templi, perché malgrado le strutture siano andate distrutte sono stati ritrovati alcuni frammenti delle loro decorazioni. Ecco ad esempio un frontone decorato con formelle di terracotta che sembrano quasi un merletto e che continuano sui lati dove vediamo delle antefisse decorate con figure alate. Le antefisse chiudono le serie di coppi che tengono unite le tegole, e di solito hanno la forma di una testa, quelle che rappresentano una figura umana intera sono rare. 

I templi etruschi hanno però una particolarità rispetto a quelli greci, erano ornati con statue anche sul tetto. Questo è il meraviglioso Apollo di Veio, una delle rarissime grandi statue etrusche giunte fino a noi e assieme alle sue due compagne ornava il tetto del tempio che si trovava a Portonaccio. Questa statua è in terracotta, come la maggioranza delle sculture etrusche e conserva i colori originari, le vesti sono bianche con orlo nero mentre la pelle è bruna perché è abbronzata. Ma che sta facendo Apollo e chi è il personaggio di fronte a lui? La statua verso cui Apollo avanza minaccioso è quella di Eracle che in una delle sue famose fatiche ha appena catturato la cerva dalle corna d'oro sacra ad Artemide, gemella di Apollo, dunque il dio piuttosto contrariato intende dare una lezione ad Eracle e riprendersi la cerva. Probabilmente in origine esisteva anche una statua di Artemide, che purtroppo è andata perduta; è riemersa però una testa di Ermes (Mercurio) che stava probabilmente arrivando per calmare i due fratelli e spigare il motivo per cui Eracle ha dovuto catturare la cerva. 

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