MUSEO DELLA SACRA SINDONE A TORINO

 ACCESSIBILITA' 

A parte un piccolo scalino per entrare in una stanza il museo è accessibile.

COSA C'E' DA VEDERE

Il museo si trova negli ambienti della Chiesa del Santissimo Sudario e del percorso fa appunto parte anche la chiesa. Sulla pala d'altare troviamo inoltre una rappresentazione della Trinità molto particolare, il Padre e la colomba dello Spirito Santo sono rappresentati normalmente, mentre il Figlio è simboleggiato dalla Sindone. 

La Sacra Sindone non si trova qui e per ragioni di conservazione negli ultimi decenni non viene esposta al pubblico, intanto però proprio sotto la pala d'altare se ne può vedere una copia. Il museo racconta la storia delle ricerche che sono state fatte sul telo nel tentativo di dimostrare o smentire la tradizione cattolica, secondo la quale la Sacra Sindone sarebbe il sudario con cui venne avvolto il corpo di Gesù dopo la deposizione. 

Innanzitutto bisogna dire che sulla Sindone non ci sono tracce di pigmenti, ma solo di sangue (che le analisi hanno confermato essere umano), mentre l'ombra del corpo è dovuta ad un processo ignoto che ha provocato l'ossidazione delle fibre del tessuto. Dal 1902 vari laboratori hanno tentato di riprodurre l'impronta, ma non sono mai riusciti ad ottenere risultati paragonabili a quelli della Sindone, come si nota in questa vetrina. 

Sulla Sindone si vedono centinaia di piccole ferite causate dalla flagellazione che al tempo dei romani veniva inflitta con strumenti come questo. Ne sono state contate 120! Immaginatevi il dolore. In più si nota che le macchie di sangue che dovrebbero coprire i buchi dei chiodi non si trovano al centro dei palmi, bensì al posto giusto e cioè sui polsi. Noi siamo abituati a vedere il Crocifisso con i chiodi infilati nei palmi, ma questo è un errore: se una persona venisse crocifissa in questo modo le mani non reggerebbero per ore il peso del corpo, ma (lo so è veramente macabro da dire) la cartilagine delle mani si lacererebbe fino a che il corpo cadrebbe; per evitarlo il chiodo deve essere piantato prima del polso tra le ossa lunghe del braccio. 

Questa statua è stata realizzata nel 1998 e dovrebbe riprodurre il corpo che ha lasciato l'impronta sul telo. E qui arriviamo al punto dolente: la datazione del tessuto. Nel 1988 vennero prelevati tre campioni dai bordi del telo e spediti a tre diversi laboratori nel mondo per la datazione al carbonio; i risultati diedero una data tra il 1260 e il 1390, apparentemente escludendo che la Sacra Sindone potesse essere autentica. Molti li contestarono parlando di contaminazioni dovuti a tutte le persone che nel corso dei secoli hanno maneggiato la Sindone, prendendola ovviamente per i bordi, e dunque li bollarono come inaffidabili. 

Per finire vi mostro la teca nella quale la Sindone venne portata da Chanbery a Torino in occasione del trasferimento della capitale sabauda... Eh no! Direte voi, ora che vi ho detto letteralmente tutto ed il contrario di tutto sulla Sacra Sindone direi che una spiegazione più chiara sul fatto che si tratti di una reliquia o di un falso sia d'obbligo.

Ebbene, proviamo a tirare le somme. Se vogliamo dire che la Sindone sia un falso, allora dovremmo credere che un falsario del 1200 circa abbia preso una pezza di stoffa e, anziché dipingervi sopra l'immagine di un corpo umano, abbia in un modo misterioso impresso l'ombra di esso e poi l'abbia cosparsa di sangue umano ricreando perfettamente gli effetti di una flagellazione e indovinando il punto esatto in cui conficcare i chiodi. Pare abbastanza inverosimile, alla sua epoca non c'era modo di distinguere un pigmento rosso da una macchia di sangue e appunto come avrebbe potuto pensare di non posizionare i chiodi nei palmi delle mani come vedeva nei crocifissi? In più la Sindone conserva tracce di pollini tipiche della Palestina intorno al I sec. d.C. e quelle erano impossibili da falsificare nel Medioevo. Se invece vogliamo dire che la Sindone sia autentica allora come mai le prime notizie che abbiamo di lei risalgono al XIV secolo e vengono dalla Francia, come sarebbe arrivata lì e dove era nei 1300 anni precedenti? In più ovviamente c'è la datazione; il metodo del carbonio è rinomato per essere estremamente preciso e qui nel migliore dei casi c'è un errore di 1230 anni, tra l'alto su tre campioni analizzati in tre laboratori diversi. Alla faccia della contaminazione! Da archeologa mi sembra un margine di errore veramente inverosimile. Dunque? La Sacra Sindone è un mistero che sfida ogni logica e che lascia ad ognuno il compito di scegliere a quale ipotesi credere.

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