MUSEO PIETRO CANONICA A ROMA

 ACCESSIBILITA' 

Il primo piano del museo non è accessibile, per girare al piano terra bisogna chiedere agli addetti di montare le discese, ma sono un po' ripide. 

Per arrivare allo studio ci sono alcuni gradini.

Nel cortile c'è la ghiaia e per andare a vedere il deposito bisogna girare attorno alla casa e fare una discesa parecchio sconnessa e ripida.

Il bagno disabili pareva pulito.

COSA C'E' DA VEDERE 

Il museo è ospitato all'interno della Fortezzuola, che in origine non era altro che un edificio per allevare struzzi, anatre ed altri volatili per le battute di caccia dei Borghese; la costruzione si trova infatti all'interno del parco della villa. Nel Settecento la villetta venne decorata come una piccola fortezza medioevale, per poi essere abbandonata nel 1919 a seguito di un incendio, fino al 1926, quando venne ceduta allo scultore Pietro Canonica che la ristrutturò allestendo il suo atelier nelle vecchie stalle ed il suo appartamento al piano di sopra. 

Al piano terra è rimasto inalterato lo studio dove Pietro Canonica lavorava. Questa è anche l'unica stanza ad aver conservato il soffitto originale degli anni '30 del XIX secolo. 

Fino alla Prima Guerra Mondiale, Canonica lavorò principalmente per le casate reali e l'aristocrazia europea, uno dei paesi con cui ebbe più contatti fu la Russia, realizzò infatti molti ritratti dei membri della famiglia imperiale e alcuni monumenti dedicati a nobili. Questo gesso è il bozzetto della parte anteriore di un monumento celebrativo dedicato a Nicola Nicolajevich, un parente dello Zar, che venne distrutto durante la rivoluzione nel 1917. Effettivamente molti dei bozzetti che si trovano in queste sale sono rimasti l'unica testimonianza delle sue opere. 

Pietro Canonica ha ritratto anche persone con abiti tradizionali come la Montanara di Gressoney, che effettivamente indossa un copricapo molto caratteristico. 

L'espressione della ragazza in questa scultura, intitolata Dopo il voto, sembra invece volerci ricordare quanto ancora alla fine dell'Ottocento, la scelta di entrare in convento spesso non fosse frutto di una vera vocazione religiosa, ma piuttosto di un'imposizione dettata da una società in cui le donne non godevano di molti diritti e pochissime avevano i mezzi per sostentarsi. A quel punto chi non riusciva a trovare marito o per sfortuna o perché priva della dote aveva una sola alternativa: il convento. 

Infine troviamo alcune opere a tema religioso come questa Madonna con il Bambino, che mostra una scena molto naturale. 

Andando poi nei depositi troviamo la maggior parte delle statue originali di Villa Borghese, che hanno dovuto essere spostate qui e sostituite da copie a causa dei danni dei vandali e meglio che non aggiunga commenti. La maggioranza è costituita da statue antiche recuperate dai Borghese in giro per Roma. Questa fanciulla è Igea, la dea romana della salute, secondo la mitologia era figlia di Asclepio, dio della medicina, a sua volta figlio di Apollo. La si riconosce dal serpente arrotolato sul braccio. Nell'iconografia antica i serpenti sono spesso associati alla medicina un po' perché producono veleni e ne sono ovviamente immuni, poi perché in antichità e soprattutto in Grecia la differenza tra veleno e medicinale non era così marcata, tanto che una sola parola (Pharmakon) può essere tradotta in entrambi i modi. Il motivo di questo probabilmente non è solo la superstizione popolare che vedeva i medici somministrare strani intrugli ai malati, ma anche il fatto che le uniche fonti di medicinali erano le piante, che possono contenere sia sostanze benefiche che velenose a volte semplicemente a seconda che si usi una parte o un'altra della stessa pianta. Forse ora ci appare più logico che ai loro occhi la differenza tra medicina e veleno non fosse poi così netta. 

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