MUSEO DI BELLE ARTI (MUSÉE DES BEAUX-ARTS) DI LIONE
ACCESSIBILITÀ
Il museo è accessibile, l'ingresso disabili è automatico, basta suonare il campanello e poi seguire le indicazioni.
I bagni si trovano in vari punti, quelli al -1 sembravano i più frequentati.
COSA C'È DA VEDERE
Il palazzo che ospita il museo in origine era un convento. Venne edificato nel '600 ed il refettorio conserva ancora l'originaria decorazione barocca.
In alcuni punti sono presenti anche affreschi più recenti, probabilmente realizzati quando il palazzo venne convertito in museo.
Molto particolare è una serie di diciotto dipinti, opera di Louis Janmont, che illustrano la prima parte de "La poesia dell'anima", completati da una seconda serie di altre sedici tele. Si tratta di una sorta di viaggio mistico in cui appunto questa anima si incarna in due bambini, un maschio ed una femmina, e li conduce attraverso una serie di prove che simboleggiano la crescita spirituale. Questo girotondo rappresenta il passare del tempo con il paesaggio autunnale che ricorda che la giovinezza prima o poi finisce.
Ci sono anche artisti locali, come Fleury Richard, che all'inizio dell'800 ritrae una Giovane donna alla fontana, la ragazza osserva due colombe, mentre aspetta che la sua brocca si riempia; funzionava così prima che nelle case arrivasse l'acqua corrente.
Questo grande quadro è invece opera di Pietro da Cortona, Cesare reinsedia Cleopatra sul trono d'Egitto. La ragazza sulla destra che si allontana è Arsinoe, sorella di Cleopatra; quando Cesare arrivò in Egitto infatti a contendersi il trono erano in tre fratelli: Arsinoe, Cleopatra e Tolomeo. Cesare dunque si ritrovò a fare da ago della bilancia e sappiamo chi scelse.
Questo quadretto ve lo mostro perché ritrae uno scorcio della città nel 1879. Nicolas Sicard dipinge L'ingresso al ponte Guillotière di Lione in una giornata di pioggia.
Passando alla collezione archeologica troviamo l'ingresso di un tempio egizio, il tempio di Montu, figlio di Amon e Mut. Questo tempio è di epoca tolemaica, eppure rispetta alla perfezione i canoni dell'arte egizia; i tolemei infatti avevano capito che per essere accettati come sovrani dovevano presentarsi come i faraoni, dunque anche se loro ad Alessandria continuavano a seguire la cultura greca (addirittura in trecento anni solo Cleopatra VII si prese la briga di imparare la lingua egizia, tutti i suoi predecessori parlavano solo greco), in giro per il paesi se facevano ritrarre secondo i dettami dell'arte egizia.
Queste ceramiche settecentesche vengono invece addirittura dalla Transilvania.








Commenti
Posta un commento