MUSEO GALLO-ROMANO DI FOURVIÈRE (MUSÉE GALLO-ROMAIN DE FOURVIÈRE) A LIONE
ACCESSIBILITÀ
Il museo è accessibile a parte un paio di punti che hanno degli scalini.
Il museo è disseminato di giochi per bambini, peccato solo che le istruzioni siano solo in francese.
Il bagno disabili era pulito.
COSA C'È DA VEDERE
Il museo racconta la storia del territorio di Lione a partire dalla preistoria. E proprio dall'inizio dell'età del ferro (il 700 a.C. circa) arrivano i resti di questo carro praticamente unico al mondo. Si tratta infatti di un veicolo usato esclusivamente durante delle processioni o delle cerimonie religiose con ogni probabilità legate ad un culto solare.
Passiamo poi all'età romana con un avvenimento importantissimo per gli abitanti della Gallia, la decisione dell'imperatore Claudio nel 48 d.C. di concedere a molti membri della classe dirigente del popolo degli Edui (uno dei popoli che abitavano l'attuale Francia) la cittadinanza romana. Questo era un enorme passo avanti perché non solo comportava l'acquisizione di diritti e privilegi, ma anche l'accesso alle cariche di governo delle province ed eventualmente anche al senato, quindi alla vita politica. Questa tavola ricorda proprio il discorso tenuto dall'imperatore in senato per far approvare la legge.
Ovviamente ormai le città della Gallia erano diventate di fatto delle città romane, lo abbiamo visto ieri con i teatri e l'immancabile sistema idraulico. Proprio a quest'ultimo è collegato questo oggetto apparentemente poco interessante, che in realtà è una pompa idraulica a pistoni che serviva a regolare il flusso dell'acqua di uno dei quattro acquedotti che rifornivano la città. Nel museo c'è anche un video che spiega bene il suo funzionamento.
Quando parliamo di romanizzazione delle province non dobbiamo però pensare ad un processo improvviso e totale, le usanze galliche si fusero gradualmente con quelle romane. Questi frammenti di calendario ne sono una prova, tra l'altro caso rarissimo qui viene usato l'alfabeto latino, ma la lingua è quella dei galli, o meglio uno dei tanti dialetti che parlavano i popoli della Gallia. Si tratta di un calendario lunare probabilmente usato per sincronizzarsi con quello solare e quindi stabilire le date di festività e cerimonie religiose. Venne usato l'alfabeto latino perché i popoli celtici europei (di cui facevano parte anche i Galli) pur sviluppando una civiltà molto complessa, non crearono mai un proprio sistema di scrittura, per loro il sapere soprattutto sotto il profilo religioso o storico e mitologico, che all''epoca erano due campi difficilmente separabili, era appannaggio dei druidi e della casta sacerdotale, che non vedeva di buon occhio la possibilità di mettere per iscritto queste conoscenze rendendole potenzialmente accessibili a chiunque. Questo fatto avrebbe comportato la perdita del loro ruolo sociale di custodi delle tradizioni del popolo e di conseguenza del loro potere. Per questo noi oggi sappiamo così poco delle loro tradizioni, perché scomparsi i druidi il loro sapere orale è andato perduto con loro ed agli archeologi non resta che fare ipotesi tentando di interpretare i pochi siti archeologici collegati alla religione o i testi spesso incompleti ed imprecisi a causa di pregiudizi o informazioni di seconda mano di alcuni autori latini.
Ecco un altro esempio della cultura ibrida che caratterizzava le province romane. Un bronzetto, probabilmente un ex voto, che rappresenta la dea romana Tutela, protettrice delle città. Guardate la sua corona: è a forma di muro di cinta; esattamente la stessa corona che nella cultura europea ha sempre caratterizzato le personificazioni delle città o a volte anche delle nazioni.
Lione (o meglio Lugdunum) fu per la maggioranza della dominazione romana in Gallia la città più importante; come se oggi fosse la capitale della Francia per intenderci. Ovviamente quindi era una città ricca con dimore lussuose, decorate da splendidi mosaici. Nel primo vediamo una scena che ha come protagonista Ercole, circondato dalle baccanti; nel secondo vediamo una corsa di quadrighe al circo. I colori dei vestiti degli aurighi non sono un vezzo dei mosaicisti, ma rispecchiano la realtà; tradizionalmente esistevano quattro "scuderie", ognuna identificata da un colore: bianco, rosso, azzurro e verde.
Nella sezione per bambini c'erano anche delle ricostruzioni di molti luoghi della città romana fatte coi lego. Qui possiamo vedere come doveva essere il foro.







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